Chrome e la verticalizzazione di Google

5-Sep

Di Chrome si è discusso molto sulla rete.

Non mancano le riflessioni più tecniche sulle possibile evoluzioni di Chrome, la stretta relazione con Gears, sui dubbi della strategia di Google come quelle di Paul e su come la notizia sia rimbalzata da testata a testata come se fosse una notizia di gossip senza fornire informazioni sui contenuti reali come ha scritto Sonounprecario.

Invece di focalizzarmi su questi aspetti ho riflettuto sul perfetto tentativo di una pseudo verticalizzazione del proprio business di Big-G.

Perché focalizzarsi solo su applicativi online nel settore della navigazione web? perchè non puntare direttamente alla fonte della navigazione del singolo utente? secondo le necessità informative del motore di ricerca (sempre seguendo regole ferree sulla privacy dei propri utenti) e delle proprie piattaforme applicative?

La verticalizzazione pura si poteva verificare se Google tentava l’acquisto brutale di firefox. Forse i dirigenti di Big-G si sono fatti due conti in tasca ed hanno optato per uno sviluppo interno per creare un prodotto nuovo ed evitare di scontrarsi con tutto il popolo della rete che avrebbe visto negativamente l’acquisto del browser di Mozilla. Senza contare che l’acquisto di firefox avrebbe portato a una perdita di una quantità di liquidità non indifferente, mentre lo sviluppo interno ipotizzo sia stato senza dubbio meno oneroso e più “silenzioso”.

Terminando questa piccola analisi, aspetto di testare tutte le funzioni di Chrome per averne una visione più completa e non superficiale.
L’inserimento di un nuovo browser potrebbe dare un serio scossone a iExplorer, Firefox e Safari, sperando che la qualità di questi software potrà solo crescere più velocemente per non perdere quote di mercato.


Facebook, 2 tentativo

3-Sep

Visto il poco successo che facebook ha riscontrato nei miei confronti, dopo 15 giorni ho chiuso l’account per la tonnellata di spam, ho deciso di fare un secondo tentativo.

Riaperto l’account ho deciso di cambiare il mio approccio con questo social network. Se prima lo vedevo come mezzo di iterazione, quindi con una partecipazione attiva tra il sottoscritto e le diverse “nuvole” di amici e conoscenti che ho dispersi per il globo e per la rete. Adesso ho deciso di tenerlo attivo ma di non utilizzarlo frequentemente come uso Skype, Msn, Linkedin, Del.icio.us, google reader o netvibes.
Terrò il mio profilo aggiornato in maniera, da essere facilmente raggiungibile da chi mi cerca all’interno di fb, ma oltre a ciò non perderò ulteriore tempo su questa piattaforma.


Due mesi di nuovo lavoro

28-Aug

A due mesi circa da quando ho iniziato a lavorare per questa azienda, mi sembra passata una vita da quando ho fatto la mia esperienza in consulenza.

Qual è la grande differenza tra lavorare in consulenza e lavorare per una azienda produttiva?
Sicuramente i tempi. Qui si viaggia normalmente a 60/70 km/h, dalla riunione alla scelta operativa passa forse un po’ di tempo. Per quello che ho compreso in questi 60 giorni, posso capitare dei periodi un po’ morti ed altri invece di full immersion.
In consulenza questo non accadeva, sempre e perennemente a 120Km/h, periodi tranquilli non esistevano e il top era passare da un progetto all’altro trattando magari argomenti che non si conoscevano al 100%.

Altra differenza è sulla conoscenza, la consulenza non ti permette di conoscere totalmente l’area IT, ti specializzi in un area svolgendo il tuo stesso compito in diverse aziende, basti pensare a compiti di analisi ed interviste. Nel mio caso la società dove adesso lavoro mi permette di conoscere a fondo quest’area, magari ci sono aspetti che vedrò raramente, ma basta una riunione o una chiacchierata informale per acquisire conoscenza in materia.

Il saldo di questi sessanta giorni è certamente positivo, visto come sono stato accolto, come mi stanno formando e la piena disponibilità del mio collega e della mia boss a spiegare, aggiornare e darmi continuamente nuovi input.

I mesi di luglio ed agosto sono stati abbastanza tranquilli e formativi, ora vedremo i più carichi mesi invernali come proseguirà questa mia avventura.


Vodafone Lab: tsunami del “to be social”

8-Jul

Vodafone ha recentemente aperto le proprie porte al lato social della rete con il proprio “lab”. Partito con campagne di buzz online e con feedback positivi sulla rete sta attraversando i primi ostacoli dell’avere una presenza attiva online.

Le compagnie telefoniche, soprattutto in Italia, sono ancora caratterizzate da modelli organizzativi molto piramidali, poco flessibili e di certo non sono famose per la loro apertura ai reali bisogni dei propri utenti, sfruttando più volte la loro posizione dominante sul mercato per ricercare il mitologico vantaggio competitivo tramite nuove tariffe, nuovi modelli di business, nuovi servizi a valore aggiunto.

La volontà di essere “social”, di avere il proprio network di utenti online, di aprirsi a forum, blog e video online da sola non basta e non basta neanche realizzare una piattaforma funzionale e accattivante. La differenza è fatta dalle teste delle persone che lavorano all’interno dell’organizzazione, dalla propria coerenza interna tra servizi offerti e relazioni con gli utenti. E’ da 10 anni che si cerca la customer satisfaction per incrementare la loyalty dei propri clienti, paroloni che più volte vengono utilizzate nelle riunioni senza sapere il loro reale significato e le strategie per raggiungerle.

Si pensa che basta guardare la Hype Cycle e il Magic Quadrant di Gartner per avere tutte le risposte ai propri problemi e si parte con progetti “iceberg”.

Vodafone come Tim ora si trova lo scoglio iPhone da affrontare, data non tanto dall’appetibilità del prodotto, ma dalle tariffe proposte dalle due compagnie telefoniche. Leeander e Suzukimaruti hanno espresso una propria visione ampiamente condivisibile visto che la tendenza delle compagnie è di legare i propri clienti con lo specchietto delle allodole del nuovo device geek e intanto spremerli come mucche da latte con tariffe che di flat/tutto incluso hanno ben poco. Questo non è una grossa novità visto che nel nostro paese sono sempre successe, ma ora cosa succede se Vodafone ha aperto nuovi canali con i propri clienti come il proprio Vodafone Lab?

Naturalmente i primi appunti di disaccordo non si sono fatti aspettare ed ecco che un post sulle limitazioni del traffico dati a 600mb al mese viene intasato da numerosi commenti negativi. In poco tempo la discussione si spostata anche sul forum.

La sensazione di essere preso in giro si riflette perfettamente nel post di Federico, io sono abbastanza curioso di sapere quale sarà il comportamento di Vodafone, se ascolterà i propri clienti rispondendo sul blog e sul forum o nella peggiore delle ipotesi ignorerà completamente le segnalazioni continuando sulla propria concezione di cliente stordito che si dimentica tutto vedendo la Canalis di turno nello spot estivo o natalizio. Se non ci saranno manovre “correttive” il messaggio viene dato sulla concezione di Vodafone Lab sarà accostato alle classiche strategie pubblicitarie degne del buon vecchio tubo catodico e molto poco social.

L’unico modo per avere più chiarezza su questa nuvola che piano piano si ingrandisce e diventa sempre più nera è quello di aspettare qualche settimana dopo il lancio dell’iPhone, come consiglia Nicola Mattina e vedere se avremo il classico comunicato stampa trionfale dell’attesa vittoria a Waterloo dell’iPhone, la riduzione delle tariffe e dei prezzi con post celebrativo su Vodafone Lab o il più comune silenzio tombale aspettando le promozioni natalizie.


Cyber-Droga o Cyber-Ignoranza?

2-Jul

Corriere e TgCom oggi pubblicano due articoli sulla diffusione in rete di una nuova tipologia di droga…tutta musicale, che sfrutterebbe certe frequenze per agire a livello celebrare.

Entrambi i giornalisti sono forse vittime del tam - tam diffuso in rete sul fenomeno iDoser, resta il fatto che l’articolo del TgCom risulta molto approssimato, con molte incongruenze e trasmette in sottofondo il comune stereotipo della pericolosità della rete. Peccato che la stessa rete tramite “il Disinformatico” blog di Paolo Attivissimo impiega 5 minuti a smontare l’articolo in maniera analitica sottolineando la voragine di informazioni errate e parziali inserite.

Sottolineo come l’articolo del TGcom, pur trattando un argomento di natura “medica”, non abbia chiesto parere a nessun esperto in materia, descrivendo il caso tramite una cronaca parziale creata, magari, leggendo due fonti ( e che fonti..) sulla rete senza analizzare il fenomeno alla radice e senza cercare persone “competenti in materia”.

Passando all’articolo del Corriere, che almeno un esperto del CNR lo ha interpellato, cambia leggermente il contenuto ma non uno scopo di fondo a demonizzare la rete. Il titolo dell’articolo è abbastanza chiaro “Sul web ora ci si «droga» con onde sonore”. Evidenziando pillole di puro giornalismo come “YouTube è piena di video che illustrano i presunti effetti su giovani (e spesso giovanissimi) consumatori.”. Su questo articolo anche Marco Camisani Calzolari manifesta perplessità come certi giornalisti confezionino articoli che rappresentano vere e proprie mine di disinformazione.